Purtroppo da un lato e per fortuna dall’altro, Dio mi ha fatto riflessiva, quindi inizierò questa sorta di “articolo” proprio con una domanda. Perché lo intitolo “Crisi d’identità”? Ovviamente non mi riferisco a me stessa, o meglio non solo a me stessa, ma bensì ad una categoria. Mi sto riferendo a noi ventenni e dintorni. Oggi non riusciamo più a capire chi siamo: da una parte c’è l’infanzia dall’altra ci sono i “giovani”, ovvero matusa di trent’anni. Ci è stata rubata l’identità. L’occidentalismo prima ha relegato i “giovani” in uno spazio della società indefinibile, facendoci anche credere di essere continua...
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Il messaggio del 22/10/2026 e':
Crisi d'identità
(Riflessione)
Purtroppo da un lato e per fortuna dall’altro, Dio mi ha fatto riflessiva, quindi inizierò questa sorta di “articolo” proprio con una domanda. Perché lo intitolo “Crisi d’identità”? Ovviamente non mi riferisco a me stessa, o meglio non solo a me stessa, ma bensì ad una categoria. Mi sto riferendo a noi ventenni e dintorni. Oggi non riusciamo più a capire chi siamo: da una parte c’è l’infanzia dall’altra ci sono i “giovani”, ovvero matusa di trent’anni. Ci è stata rubata l’identità. L’occidentalismo prima ha relegato i “giovani” in uno spazio della società indefinibile, facendoci anche credere di essere importanti affibbiandoci il termine studenti, quindi ecco nascere periodo dell’adolescenza, infatti per chi non lo sappia l’adolescenza è una età culturale, non biologica. Dal momento in cui una femmina homo sapiens è in grado di riprodursi è adulta.. del resto siamo pur sempre animali. Dopodiché il mercato cresceva e quindi anche ultraventenni davamo fastidio, del resto l’uomo sarà sempre oligarchico, quindi il potere è dei pochi, gli altri ciccia. Dato che il baricentro del potere non è più nella nobiltà, ma nel mercato allora ha più potere chi è più ricco. Quindi chi una volta era considerato un uomo maturo, sposato e con figli o una donna matura sposata e con figli, oggi è giovane. “Ma sì tanto tu hai tutta la vita davanti” è la frase che più si sente dire, poi se si va a vedere a chi è riferita l’affermazione troviamo persone tra i trenta e i trentacinque anni. Per favore qualcuno gli spiega che non sono affatto giovani? Arrivando al punto: se loro sono i giovani noi chi siamo? Credo che la società occidentale stia dando vita a una nuova età , per me inutile, nella quale ci si sente peggio che nell’adolescenza. Quelli che una volta erano bambini si sentono già puberi (parliamo di coloro che vanno in quinta elementare/prima media), quelli che una volta erano puberi si sentono adolescenti, quelli che una volta erano adolescenti si sentono adulti, quelli che una volta erano adulti ora non sanno più chi sono. L’età degli studi si è allungata, l’età in cui ci si realizza si è spostata, l’età in cui ci si sposa e si mette su famiglia è arrivata al periodo del pensionamento. Il pensionamento non esisterà più. Tutti questi slittamenti che cosa scatenano? Innanzitutto è precoce l’età in cui si scopre il sesso, inteso proprio come perversione. Secondo me le ragazze sono più assoggettate ai ragazzini, la mentalità più diffusa è: più sono esperta e intraprendente più sono popolare, la popolarità però schiavizza. Durante lo sviluppo fisico si scoprono il fumo, la droga e l’alcool, andando così a rallentare e a determinare la fine precoce di un processo biologico. Tutto ciò comporta un aumento della criminalità giovanile, quindi stupri, scippi, linciaggi e quant’altro. Perché un ragazzino di 14/15 anni arriva a stuprare la sua amica di 12/13 anni appena? Perché non pensa a giocare con le micro machines o a tirare quattro calci ad una palla? Vien proprio da dire che si stava meglio quando si stava peggio. Io credo sia un richiamo di aiuto, credo che noi, che siamo davvero giovani, ci stiamo appellando voi, che siete veramente adulti, per chiedervi di starci vicino di seguirci, di lasciar perdere per un momento soldi e carriera. Credo che i figli stiano chiedendo ai genitori, ma soprattutto alle madri: “AIUTO! STATECI PIU’ VICINO!”. Allora basta essere materialisti, individualisti ed egoisti, basta voler giocare alla vita eterna, non ci appartiene, non in questo mondo. Noi siamo esattamente come tutte le altre creature: nasciamo, cresciamo, invecchiamo e moriamo. Dio però ci ha fatto due grandissimi doni: la ragione e il libero arbitrio. Scegliamo quindi la retta via, teniamola sempre presente, diamo la giusta importanza a tutto, viviamo di valori e principi e Dio ci benedirà tutti, a modo suo forse, però lo farà. Ha un piano per tutti noi. Le vie del Signore sono infinite! (Deborah)
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